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Economia circolare in Italia: i giovani sono pronti, le amministrazioni comunali meno

In materia di economia circolare, il riutilizzo di merci in Italia è cresciuto del 17% in 4 anni grazie a negozi e piattaforme online che però restano coi conti in rosso. I Millennial e i giovani della Generazione Z sono portatori di nuovi modelli di consumo, manifestando una maggiore propensione verso il mercato del second hand. Urgono, dunque, misure nazionali a sostegno di questo mercato nascente e sostenibile.

Il “Rapporto nazionale sul riutilizzo” realizzato dall’Osservatorio “Occhio del Riciclone Italia” in collaborazione con Rete ONU offre un quadro interessante dell’economia circolare delle merci in Italia.

Secondo lo studio, i negozi dell’usato conto terzi nel 2019 hanno superato la soglia dei 400 milioni di euro di fatturato annuo, mentre le piattaforme di usato online, nello stesso periodo, hanno visto un fatturato globale di 230 milioni di euro annui. Aggiungendo i ricavi di mercati ambulanti, botteghe di rigatteria, negozi no-profit, e del commercio di indumenti usati, i ricercatori hanno stimato un fatturato complessivo del comparto in circa 2 miliardi annui e un totale di impiegati tra le 80.000 e le 100.000 persone.


Tuttavia, il commercio di merci usate online, considerato il futuro del riutilizzo, deve ancora dimostrare di poter raggiungere una sostenibilità economica. Analizzando i bilanci degli ultimi anni dei leader delle piattaforme online Subito e Vinted, individuando perdite reiterate nel corso degli anni, emerge come Subito abbia perso dal 2013 al 2019 oltre 45 milioni di euro e come Vinted abbia perso quasi 23 milioni di euro tra il 2017 e il 2019.

Le perdite registrate nei bilanci delle società del settore sono riconducibili a vari fattori, quali il crollo dei prezzi di mercato e i maggiori costi. Per le associazioni che hanno redatto il rapporto questa situazione “rompe inevitabilmente i punti di equilibrio economici rendendo indispensabile, per la sopravvivenza del comparto, l’introduzione di efficaci regimi di “Responsabilità estesa del produttore” che vincolino i produttori a finanziare le filiere del recupero”.

L’Osservatorio del Riutilizzo ha stimato che i rifiuti riutilizzabili che potrebbero essere immediatamente re-immessi in circolazione senza interventi di riparazione o ricondizionamento, e con un buon prezzo di mercato, “ammontano a 600.000 tonnellate annue e hanno un valore finale annuo pari a un miliardo e seicento milioni di euro”.

Appare dunque evidente che questo nuovo mercato sia indispensabile per perseguire la transizione ecologica di cui ormai abbiamo vitale necessità. L’importanza di questo apporto non è stata sottovalutata su scala globale, infatti i fondi internazionali di investimento continuano ogni anno a destinare alle piattaforme dell’usato online ingenti cifre: “Vestiaire CollectiveDepop e Vinted, da sole, negli ultimi 10 anni hanno attratto circa un miliardo di euro di investimenti, e quasi la metà di questa cifra corrisponde al primo semestre del 2021”.

Ma se sul piano internazionale non mancano idonei interventi, soprattutto finanziari, a livello nazionale la condotta non è altrettanto ineccepibile.  Seppure in Europa, l’Italia è leader nell’economia circolare nel campo dell’energia rinnovabile e questo sia un messaggio positivo che emerge dall’ultimo Rapporto sull’Economia circolare realizzato dal Circular Economy Network (CEN) in collaborazione con ENEA, il nostro Paese non raggiunge lo stesso primato in materia di riutilizzo dei beni.

Nonostante la legge in materia ambientale 152/06 vincoli il ministero dell’Ambiente ad adottare un Programma nazionale di prevenzione rifiuti che prevede servizi che favoriscano il riutilizzo – i Comuni di quasi tutte le regioni Italiane risultano carenti nell’offrirli.

In particolare, le amministrazioni comunali “dotate di centri di raccolta nei quali sono individuate apposite aree per la raccolta di beni riutilizzabili o da destinare al riutilizzo attraverso operatori professionali dell’usato autorizzati dagli enti locali e dalle aziende di igiene urbana”, sono solo 30 (9,2% del campione, tra questi ParmaRimini e Bergamo) di cui nove in Lombardia, otto in Emilia, otto in Campania e solo uno nel Lazio. Risulta quindi chiaro che in assenza di economia circolare e di misure nazionali volte ad incentivarla, non ci potrà essere transizione ecologica, né sarà possibile onorare gli impegni al 2050 assunti al vertice ONU di Parigi del 2015 per evitare una catastrofe climatica.

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